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Incontri ravvicinati nello spazio

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I compiti del candidato saranno i seguenti: far in modo che la Terra sia al sicuro, ovvero che non venga contaminata con materiale extraterrestre, assicurarsi che eventuali missioni spaziali umane non danneggino altri pianeti, lune o corpi celesti, far sì che missioni umane e robotiche rispettino le norme, tenere costantemente informati gli operatori della Safety Mission Assurance. C’è tempo per candidarsi fino al 14 agosto 2017. All’inizio è previsto un periodo di assunzione di tre anni, che potrà essere esteso ad altri due.
Requisiti del candidato? Una laurea avanzata in ingegneria, fisica e matematica e una solida esperienza nel campo spaziale. Ma non solo: è richiesta anche una “forte propensione a viaggiare” e la capacità di mantenere alcune questioni segrete e private. Sebbene sembri fantascientifico, il ruolo è serio e prevede grandi responsabilità. La posizione lavorativa di “difensore dello spazio” è stata creata dopo la firma da parte degli USA dell’Outer Space Treaty del 1967, un accordo votato ad “alimentare gli studi in campo spaziale ed esplorazioni che evitassero pericolose contaminazioni e cambiamenti avversi dell’ambiente terrestre, risultati dalla possibile introduzione di materiale extraterrestre”. Grazie a questo atto, ad esempio, gli astronauti e i ricercatori che studino un altro pianeta devono muoversi con cautela: è severamente vietato compiere atti che possano danneggiare habitat al di fuori della Terra. Allo stesso modo, è proibito far sì che materiali prelevati altrove possano in qualche modo contaminare o mettere in pericolo il nostro pianeta.
Verosimilmente, dunque, il nuovo “difensore della Terra” dovrà proteggerla da potenziali contaminazioni provenienti da altri pianeti come Marte, oggetto ultimamente di approfonditi studi, i quali hanno ipotizzato la presenza d’acqua e quindi la possibilità di vita. È anche probabile che il nuovo impiegato faccia parte della prossima spedizione della NASA versoEuropa, la luna di Giove, una missione creata per studiare la superficie e capire se possa essere abitabile. Dal momento che è possibile che si atterri sulla sua superficie, il “difensore” deve essere pronto a svolgere il proprio lavoro e ad assicurarsi che tutto proceda secondo i piani, ovvero che l’habitat non venga intaccato e che non ci siano rischi per esseri umani o contaminazioni per la Terra.
“La NASA – fa sapere l’agenzia statunitense – ha delle politiche per la protezione dello spazio, applicabili a tutte le missioni spaziali che, intenzionalmente o meno, portano sulla Terra organismi o componenti organiche di altri pianeti o di altri corpi celesti. Si applica a tutte le capsule spaziali che facciano ritorno sulla Terra e nella sua biosfera con campioni prelevati durante le esplorazioni extraterrestri”. Chissà chi riuscirà a ricoprire il valoroso ruolo.

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