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STORIE DELL’ALDILÀ: Vivere con gli spiriti

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di Marco Cesati Cassin. L’incredibile esperienza di una ragazza che trovava i mobili spostati. Finché scoprì, con l’aiuto dell’autore di questo articolo, che si trattava di alcune entità che volevano comunicare

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Il 10 ottobre scorso mi trovavo a Brescia per una conferenza sul destino, citata il giorno dopo da un giornale locale. L’autunno aveva iniziato a dipingere, con i suoi inconfondibili colori a pastello, i paesaggi. Alcuni giorni più tardi, ricevo una strana email da parte di una ragazza che abitava sul vicino Lago di Garda e che aveva letto l’articolo. Francesca (nome di fantasia), che lavorava in un bar con i suoi parenti, da qualche settimana aveva preso in affitto a poche decine di metri dal posto di lavoro un bilocale con cucina all’americana nel soggiorno, una piccola camera da letto e il bagno. Le finestre guardavano il vicolo pedonale e la casa, un bellissimo palazzo d’epoca, essendo di alcuni secoli, era perfettamente asciutta e ben tenuta. La proprietà dell’immobile era degli eredi di una nota famiglia aristocratica del paese. Francesca era contenta di quella sistemazione e l’aveva arredata a suo gusto con mobili moderni.

Strane manifestazioni energetiche
Dopo solo pochi giorni, nella nuova dimora iniziarono ad accadere strane manifestazioni energetiche. Le luci si accendevano all’improvviso senza aver toccato l’interruttore o le finestre sbattevano violentemente nonostante non ci fossero correnti d’aria in casa. all’inizio Francesca non ci fece molto caso e pensò di essere sbadata. Le manifestazioni però continuarono in modo ripetitivo, anche nel cuore della notte.
Finché un giorno, rientrata all’ora di pranzo a casa per sistemare alcune cose, aprendo la porta si accorse che  le quattro sedie erano posizionate in una bizzarra modalità sul tavolo da pranzo. Francesca credette ovviamente ad uno scherzo dei suoi compagni di lavoro o di suo fratello e rimise a posto le sedie sotto il tavolo. Tornò al lavoro e domandò a voce alta chi fosse stato quel buontempone che le aveva fatto quello scherzo. Tutti la guardarono con fare interrogativo e risposero che nessuno si era sognato di fare una cosa del genere. Allora si fece una bella risata senza credere alle loro affermazioni e se ne dimenticò.
Due giorni più tardi, rientrando la sera a casa, ritrovò un’altra situazione bizzarra: sopra il tavolo c’era una sola sedia e, appoggiate sul ripiano, un suo paio di scarpe. Il fatto strano era che quelle scarpe erano le sue preferite e, a parte una sua amica, nessuno poteva saperlo. Francesca tornò nuovamente al bar e richiese a tutti chi avesse preso dalla sua borsa le chiavi di casa per fare ancora una volta quello stupido scherzo della sedia (lei era l’unica ad averle).
Ma nessuno rispose, anzi, cominciarono a guardarla in modo strano. Francesca cominciò a domandarsi allora se non ci fosse qualcosa d’altro in quella casa e mi contattò, mandandomi un’email con le due foto. Poi, ricevuta la mia risposta, la sera mi telefonò. Per poter escludere qualsiasi motivazione di natura burlona, doveva agire senza dire nulla a nessuno, nemmeno alla sua migliore amica. Francesca me lo promise.
Le dissi di prendere un foglio e scriverci sopra se lì abitasse qualcuno che apparteneva alla famiglia nobile proprietaria del palazzo (la famiglia Cabrini), di mettere sotto due risposte (sì e no) e di porre al centro una monetina da dieci centesimi in modo tale che potesse essere spostata agevolmente su una affermazione o l’altra.
Poi doveva porre il foglio in cima alla credenza della cucina e lasciarlo là per tre giorni senza proferir parola con nessuno. La obbligai a giurarmelo per dare più potenza al gesto. Dopo tre giorni, Francesca salì sulla sedia e prese il foglio in cima alla credenza. Ma come lo lesse scappò da casa tornando a vivere da sua madre. Il foglio presentava a basso a sinistra una scritta in polvere (o fuliggine) che diceva “siamo 3”.
L’esperienza era stata decisamente forte e potente.

Un rito di pulizia energetica
A questo punto organizzai un viaggio a casa sua insieme a una mia amica e collega esperta di presenze e spiriti. Francesca non voleva più rientrare nell’appartamento e voleva addirittura disdire il contratto di affitto. Dopo numerosi tentativi, riuscimmo finalmente a convincerla a entrare nel bilocale insieme a noi. Nella casa, in perfetto ordine, regnava un silenzio surreale. Mi ero portato un rilevatore di energia che, stranamente, non dava nemmeno una lucina verde delle sei presenti. Iniziammo a eseguire un rito di pulizia energetica che durò per più di un’ora e il rilevatore seguitava ad essere spento. A questo punto non sapevamo più che cosa fare e Francesca si stava innervosendo. Fu in quel momento che mi venne un’intuizione.

L’intuizione, come si sa, è uno stato di percezione che dura massimo 2,7 secondi e che attraversa la nostra mente, dandoci delle soluzioni, risposte, avvisi, premonizioni che mai avremmo potuto avere con la nostra razionalità C’è un antico detto che dice “se il corpo è la tua carrozza, il cervello sono i tuoi cavalli, l’intuito è il tuo nocchiero”. Da qui, il consiglio di ascoltare sempre il nostro intuito e non lasciare che la mente, poco dopo, prenda il sopravvento facendoci cambiare repentinamente la decisione appena presa. L’intuizione viene generata attraverso la ghiandola pineale che si trova al centro del nostro cervello. Qualcuno dice che è la ricetrasmittente di Dio. Lui ci dialoga anche così. E io ci credo.

La medianità scatta grazie a un paio di scarpe
La mia intuizione dunque mi aveva suggerito di far sedere Francesca sulla sedia sul tavolo facendole indossare quelle stesse scarpe della foto 2. La sua reazione fu violenta e per nulla gradita ma dopo mezz’ora di ragionamenti e rassicurazioni che non le sarebbe accaduto nulla, accettò. Ciò che accadde sorprese anche me e la mia collega. Francesca diventò una medium. Cambiò il tono di voce e iniziò a parlare. Noi filmammo e registrammo ogni parola. Lei sembrava in trance e aveva gli occhi chiusi. Iniziò così a raccontare che in quell’appartamento vi erano le anime di due ragazzine di dodici anni che vennero seviziate, violentate e infine uccise da un bruto, trecento anni prima in quella stessa casa.
Erano felici di aver incontrato Francesca poiché si erano già conosciute in un’altra vita e si erano volute bene. Le sedie non le avevano alzate loro ma tre uomini che, per ingraziarsi le loro anime, avevano obbedito ai loro ordini creando quelle strane composizioni affinché Francesca se ne accorgesse, dato che le luci che si accendevano e spegnevano non erano state sufficienti. Le anime dei tre uomini non avevano comunque il permesso di avvicinarsi alle due ragazzine. La manifestazione durò ancora diversi minuti dove Francesca, con un bloc notes in mano, iniziò a praticare la scrittura automatica, con una velocità sorprendente.
Alla fine, tornò in sé e si riascoltò, rivedendosi nello schermo della telecamera. Le tornò il sorriso ma soprattutto non ebbe più paura. La sua anima sapeva già tutto. Era il suo corpo, la sua mente, che doveva apprendere e diventare consapevole. Francesca tornò a vivere nell’appartamento e tutt’ora vi è una simpatica e originale “convivenza” con le anime presenti. Per esempio, una mattina uscendo di casa, Francesca pensò che avrebbe avuto il tempo di fare un altro carico di lavatrice. Chiuse la porta e andò a lavorare. Rientrò all’ora di pranzo e la lavatrice stava funzionando con dentro tutti i vestiti che aveva messo nella cesta della biancheria sporca: un perfetto servizio di domestica di casa per di più gratuito!

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