A 405 anni dalla morte di Michelangelo Merisi : il mistero della scomparsa

Oggi ricorre l’anniversario dei 405 anni da quella data. Oscure e nebulose sono le circostanze della scomparsa

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Era il 18 luglio 1610: ricorrono oggi i 405 anni dalla morte di Michelangelo Merisi, il pittore che visse e dipinse tra tenebre e bagliori.

Una vita turbolenta e travagliata, una morte misteriosa e dolorosa.

Il 18 luglio 1610, secondo i biografi e le cronache del tempo, Michelangelo Merisi da Caravaggio morì, a 39 anni. Oggi ricorre l’anniversario dei 405 anni da quella data. Oscure e nebulose sono le circostanze della scomparsa, le cui dinamiche nel corso dei secoli sono state spesso messe in dubbio, riscoperte e ricostruite, fino alla creazione di versioni dell’evento molto differenti.

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Caravaggio

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Intorno alla morte di Caravaggio si è creato un vero e proprio giallo. Secondo la tradizione più lungamente accreditata, Caravaggio morì a Porto Ercole, in provincia di Grosseto, in Toscana, per una febbre letale. Erano già 4 anni che il pittore vagava angosciosamente tra diversi luoghi del sud d’Italia e d’Europa, precisamente dal 28 maggio 1606, quando in Campo Marzio, dopo una partita al gioco della pallacorda conclusasi in rissa, l’artista uccise Ranuccio Tomassoni. Condannato a morte e fuggito da Roma, Caravaggio giunse a Napoli, poi a Malta e successivamente in Sicilia, dove soggiornò a Siracusa, Messina e Palermo, prima di approdare nuovamente a Napoli. Furono anni di angoscia, di malefatte, di fughe dalla giustizia, ma anche di grande ispirazione artistica e di capolavori pittorici.

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Nel luglio 1610 il Merisi si imbarcò nuovamente: tornava a Roma con una barca diretta a Porto Ercole. Nella capitale, per intercessione della famiglia Colonna, avrebbe ricevuto la grazia; portava dei dipinti da donare proprio ai suoi intercessori e tra le tele più preziose sulla barca c’erano il San Giovannino Battista, il San Giovanni disteso e la Maddalena in estasi.

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È all’approdo romano di Palo (l’odierna Ladispoli) che, a quanto pare, ricominciarono le disdette: Caravaggio venne arrestato, forse per sbaglio o con un falso pretesto, e, quando fu liberato, la barca con i suoi quadri era già ripartita alla volta di Porto Ercole, dove quindi lui decide di recarsi a piedi per recuperare le pregiate tele. Stremato e malato, giunse a Porto Ercole dove morì per una febbre maligna, come scrivono i biografi.

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Nonostante nella località toscana siano state ritrovate quelle che sarebbero le spoglie del Merisi con una percentuale di sicurezza pari all’85% (oggi deposte in un’arca funeraria nella stessa Porto Ercole), nel corso degli anni sono state avanzate ipotesi anche attendibili che vedono completamente diversa la vicenda della morte di Caravaggio, che potrebbe essere stato ucciso da nemici invidiosi a Napoli prima della partenza oppure assassinato a Palo Laziale da chi puntava al bottino delle preziose tele sulla barca.

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Le ipotesi sono tante e il mistero rimane fitto, forse destinato a non sciogliersi mai, nonostante talvolta il ritrovamento di documenti d’epoca aiuti nella ricostruzione degli eventi. Sta di fatto che l’atmosfera inquieta e drammatica delle vicende relative alla morte di Caravaggio è proprio quella emanata da tantissimi suoi capolavori. Tra le tenebre più profonde e i bagliori più intensi, Michelangelo Merisi ha vissuto di contrasti: di genio e follia, ricchezza e povertà, successi e fallimenti, elogi e rifiuti. I contrasti si rispecchiano, ieri come oggi, nella produzione pittorica dell’artista ribelle, autore di opere rivoluzionarie, provocatorie, originali e misteriose, come furono la sua esistenza e la sua fine.

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