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Vista e Visione cosa vuol dire ?

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ESSERE VISIONARI E SAPER VEDERE. Non tutti sanno vedere sempre tutto. In rete si trovano numerosi elenchi intitolati “cose che le persone creative fanno in modo diverso dalle altre” (per esempio, potete dare un’occhiata a questo. Oppure a quest’altro).

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Vi convincano o meno, se provate a scorrere i punti elencati potete verificare che molti riguardano la visione, prima ancora che nel senso dell’essere visionari, nel senso proprio di “vedere usando i propri occhi”. Per esempio: i creativi guardano il mondo con gli occhi di un bambino. Guardano le persone. Vedono ciò che altri non vedono. Sono grandi osservatori. E così via.

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DALLA PERCEZIONE ALLA CONSAPEVOLEZZA. Le parole vedere, guardare, osservare e scrutare hanno sfumature di senso diverse e interessanti. E lo stesso termine “vedere”, che in prima istanza significa “percepire stimoli esterni attraverso l’organo della vista” (un atto per certi versi meccanico: basta avere gli occhi aperti, e che ci sia luce a sufficienza) vuole anche dire “rendersi conto, prendere coscienza” e perfino “rendersi responsabili” .

Forse un esempio può chiarire meglio la differenza: 1) vedo la mia stanza, 2) vedo che la mia stanza fa schifo 3) vedo (attenti: in quest’accezione, “vedo” è più netto e urgente di “penso” o “credo”) che devo fare qualcosa per la mia stanza.

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L’INTENZIONE E IL TEMPO. E poi c’è “guardare” (rivolgere lo sguardo, fissare con intenzione, esaminare). Il dizionario Treccani ricorda che “guardare” non include necessariamente l’idea del vedere, in quanto si può guardare senza vedere, così come si può vedere qualche cosa senza rivolgervi intenzionalmente o coscientemente lo sguardo. C’è “scrutare”, che è un guardare più intenso e attento ai dettagli.

E c’è “osservare”, che è un posare lo sguardo per un tempo più lungo: un continuare a guardare, vedendo bene e giudicando di conseguenza.
Le differenze fra i termini sono, credo, abbastanza analoghe a quelle che esistono tra gli inglesi see, watch, observe. “Tu vedi, ma non osservi” dice Sherlock Holmes a Watson: lo ricorda un articolo su Big Think, invitando i lettori a essere attenti e a usare i sensi per accrescere la propria consapevolezza.

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RESTARE VIGILI, EVITARE TRAPPOLE. Già: quanto sappiamo vedere (per notare fenomeni e peculiarità e per prenderne coscienza) guardare (per scoprire dettagli, differenze errori e aree di miglioramento) e osservare (per cogliere indizi e intercettare il modificarsi di un fenomeno nel tempo)? Ci mettiamo l’attenzione e l’intenzione, l’impegno e la consapevolezza necessari? Per riuscire a farlo, ci tocca restare vigili e immersi nel momento presente, in contatto costante sia col mondo esterno, sia con noi stessi. Mica facile.

E poi c’è il rischio della trappola mentale nota come “effetto lampione”, a partire dalla storiella dell’ubriaco che ha perso le chiavi attraversando un parco buio, ma ora le cerca sotto un lampione perché lì ci si vede meglio.
Riguarda il fatto che vediamo solo quello che vogliamo vedere, o che ci aspettiamo di vedere, o che ci è più comodo vedere. Ma, d’altra parte, non vediamo neanche più quello che siamo “troppo” abituati a vedere. Per esempio: avete mai provato a entrare in casa vostra guardandovi attorno come se fosse la casa di un estraneo, in cui non siete mai stati? Fatelo: è una strana sensazione.

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UN PROCESSO MENTALE COMPLESSO. Di arte dell’osservare, e di come il saper scegliere che cosa merita di essere osservato, parla un bell’articolo su Brain Pickings, raccontando che l’osservazione è un processo mentale complesso che coinvolge sensi e mente, e che molte di quelle che ci appaiono come intuizioni scientifiche brillanti nascono, in realtà, da una grande capacità di osservare.

Di fatto, solo vedendo, guardando e osservando noi possiamo stabilire il nostro posto nel mondo che ci circonda. Chi non sa vedere non può nemmeno costruire visioni. E, per poter guardare oltre, bisogna prima imparare a vedere, guardare, osservare quel che c’è qui, adesso. Magari proprio davanti al nostro naso.

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