ECCO PERCHE’ L’ANIMA NON MUORE MAI

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LA MATERIA NON MUORE MAI ( CAMBIA SOLO FORMA )


ANCHE L’ANIMA NON MUORE MAI ( CAMBIA SOLO POSTO )

 




Quando l’uomo ama o odia, gioisce o è rattristato, quando è affascinato ed attratto, quasi come misteriosamente avvinto e vinto da quella o tal’altra persona, realtà, espressione o figura, questo “qualcosa” che non solo governa o domina, a seconda delle sue modalità di accadimento e di manifestazione nel fenomenico, il Vivente ma è il Vivente medesimo, questo “qualcosa”, è stato mai visto o toccato o conosciuto da qualcuno?




L’Amore o l’odio, sono visibili o tangibili? Eppure, nonostante ciò, ad onta della ottusità dei moderni, se c’è qualcosa di vero, di autentico nonché di potente e di ineluttabile, di misterioso e di incommensurabile,capace di vincere qualsiasi distanza sia di tempo che di spazio, qualsiasi impedimento di qualsivoglia natura, è proprio l’Invisibile Amore o l’Invisibile Odio.

 

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Spirito e Anima sono quindi le dimensioni dell’Invisibile, “oggetto” della Conoscenza suprema: il mèghiston màthema di cui parla Platone gerarchicamente disposti, il primo verso l’Alto e la seconda verso il Basso; e nessuno li ha mai visti né toccati né conosciuti, nel senso di conoscenza sensoriale, eppure proprio per questa ragione o causa sono (anzi è) l’Invisibile governo del Mondo.




 Appare, pertanto evidente la stupidità, frutto dell’ignoranza e dell’infatuazione accecante, di cui sono affetti i moderni: essi, al pari di bambini inesperti e maldestri, credono che ciò che realmente non ha alcuna né vera esistenza né consistenza o autonomia cinetica e di governo, sia addirittura la vera ed unica realtà essenziale di cui dovrebbero consistere il Mondo e i Viventi, poiché,  avendo perduto, cioè dimenticato, gli altri strumenti di conoscenza, ne hanno una fittizia e sensoriale apparizione che, da ignoranti, scambiano per conoscenza, senza peraltro pensareche anche e soprattutto il tatto, la vista e tutti gli altri strumenti sensori del Vivente uomo sono, nell’essenza, null’altro che mezzi di cui l’Invisibile si serve per visualizzare, conoscere o determinare e chiudere in quella particolare esperienza sensibile, che è certezza sensibile, ciò che poi è l’Universale, lo Spirito che già è presente e da sempre in quella prima tattile “conoscenza” dell’oggetto A o della persona B, poiché i sensi dicono all’Invisibile medesimo: “ecco una scarpa o un bicchiere o altro!”.



 

 

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Ciò accade poiché quegli strumenti sono animati, cioè sono come diramazioni visibili dell’Invisibile medesimo; ed è  la primigenia definizione del Concetto e tutto ciò è un parlare dello Spirito a sé medesimo, utilizzando, come strumento, ciò che è visibile e da Lui stesso animato.



 

Se sin dalla certezza sensibile appare ed è quindi evidente che fondamento ed essenza, sarebbe a dire ciò in cui consiste la conoscenza, è la Forma nella Luce, cioè l’Idea che è l’Unità vivente del Logico ed è l’Universale e quindi lo Spirito, è altrettanto evidente che la conoscenza, che accomuna tutti i Viventi, essendo l’azione e il movimento che gli stessi esercitano in virtù della medesima, a tutti comune, potenza della Vita che li governa, non è altro che il Circolo Eterno dello Spirito che conosce Se stesso e governa Se stesso: l’Invisibile conosce il suo riflesso nel Mondo e tale riflesso aspira e desidera ritornare a Lui in Alto, essendo della stessa natura e cioè Invisibile.

Vedere l’Invisibile significa vedere ciò che poi è visibile ed evidente solo all’occhio visionario, cioè allo sguardo che non “guarda” ma vede l’Idea, l’Unità, la Logica come Armonia ed equilibrio, come Legge dello Spirito che governa il Mondo, come Legge che mi insegna o  mi ricorda che “Io sono il Sé”, che, come afferma Hegel: “Chi guarda al Mondo con gli occhi della Ragione, ne è ricambiato con lo stesso sguardo”; e ciò ha il profondo ed esoterico significato che quello sguardo, quell’occhio, il mio e quello del Mondo, il mio e quello della Divinità, che è l’Invisibile, sono lo stesso occhio!

 




Tutto inizia e finisce infatti nell’Anima che, conoscendosi come cosmica, vedendosi Anima Mundi, muta o meglio si rivela a te poiché sei simile ad essa, quale Anima delle cose, quell’Invisibile di cui abbiamo qui tentato di parlare; e sei il Tutto, l’Uno, il Divino che è qui e nell’Universo; sei la Conoscenza suprema che è uno stato dello Spirito ed è l’Eterno che è l’Istante, al di fuori del tempo e dello spazio!

COSA SUCCEDE DOPO LA MORTE

“L’Anima non cessa di vivere: torna ad abitare col Corpo purificato e
rischiarato dal Fuoco (spirituale), sì che Anima, Spirito e Corpo si illuminano l’un l’altro per via
di una certa celeste chiarità e si abbracciano in modo da non poter più essere separati”




Allora la morte dell’uomo non è più che una ’chiarificazione’ e il ‘corpo di rigenerazione’
non è un corpo fisico ma equivale a quella forma luminosa che, secondo la tradizione indù, si
libera fra le fiamme del rogo dal corpo materiale e serve da veicolo al liberato per compiere ‘viaggi celesti’, che simboleggiano passaggi a altre condizioni di esistenza non
aventi più relazione con la “Terra” .




I materialisti non credono neppure che l’anima esista, dunque non lo sanno; ma anche molti di coloro i quali affermano di credervi, lo ignorano o se ne dimenticano: l’anima, per sostenersi, ha bisogno di cibo, esattamente come il corpo.

La mente può esistere anche al di fuori del corpo e anche senza il corpo; può esistere anche dopo che il corpo ha terminato di svolgere il suo compito ed è stato da essa abbandonato, come un guscio ormai vuoto sulla riva del mare.
Ma l’anima è più della mente: l’anima è una scintilla della realtà cosmica e in essa non vi sono un prima e un poi, un dentro e un fuori: tutto è dentro di essa ed essa è presente ovunque; esisteva prima che il mondo fosse creato e continuerà ad esistere anche dopo: eterna, indistruttibile, splendente come infiniti soli.




«tutto ciò di cui abbiamo bisogno»: perché l’anima, quando è smarrita e sviata, crede di aver bisogno di mille cose, d’infinite cose; ma di una sola ha realmente bisogno: dell’armonia con se stessa e con l’Essere, che poi sono una sola e medesima cosa.
L’anima non può essere veramente in armonia con se stessa, se non si pone in armonia con l’Essere: tale è il suo destino, la sua vocazione, la sua chiamata. Finché si allontana dall’Essere e si disperde lungo strade diverse, non troverà mai la pace e l’armonia con se stessa, perché essa è fuori dal proprio centro, è fuori dalla propria natura.




Lo sanno da sempre, con sicuro istinto, gli innamorati; e tale è anche la condizione dell’anima, una volta che abbia ritrovato le vie dell’Essere: amore e soltanto amore.
Ecco perché non vi è più posto per la tristezza né per il rancore, allorché l’anima abbia ritrovato la scintilla divina che giace al fondo di lei stessa; ma solo per una cascata di luce che trasfigura ogni cosa, inondandola di pace e di bellezza.



Quando l’anima si accende d’amore per l’Essere, una grande pace la invade e la trasfigura.
Tutto il resto, a quel punto, diventa secondario: essa ha ritrovato la sua casa, il suo scopo, la sua verità definitiva, al di là di ogni incertezza e di ogni turbamento.

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