Chi soffre di questo disturbo ha un improvviso shock dell’anima

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Cos’è la sindrome di Stendhal, il disturbo psicosomatico scatenato dalle belle opere d’arte

Descritta negli anni ’70 del secolo scorso dalla psichiatra fiorentina Graziella Magherini, la sindrome di Stendhal – conosciuta anche col nome di sindrome di Firenze – è un disturbo psicosomatico scatenato dalle opere d’arte più suggestive ed esteticamente superbe. Chi ne soffre sperimenta tachicardia, giramenti di testa, difficoltà respiratorie e altri sintomi.

 

 




Ci sono opere d’arte così evocative, coinvolgenti ed estasianti che sono in grado di scatenare nell’ammiratore uno “scuotimento dell’anima” tale da trasformarsi in un vero e proprio disturbo psicosomatico: la celeberrima Sindrome di Stendhal. Così chiamata poiché a descriverne gli effetti – sperimentati in prima persona – fu proprio lo scrittore francese Stendhal, pseudonimo di Marie-Henri Beyle, è nota anche col nome anglosassone di “hyperkulturemia” e quello di Sindrome di Firenze, la città in cui sembra manifestarsi con maggior probabilità. Ciò è dovuto alla grande concentrazione di (magnifiche) opere d’arte visibili nel capoluogo toscano.




Cos’è la Sindrome di Stendhal

La Sindrome di Stendhal è un disturbo psicosomatico – non psichiatrico – identificato e descritto scientificamente per la prima volta dalla psichiatra Graziella Magherini nel 1977. In parole semplici, si tratta di un intenso malessere psicologico, esplosivo e di breve durata, che si manifesta innanzi a opere d’arte di pregevole fattura e bellezza estetica, fortemente espressive e ricche di simbolismi. Si accompagna anche ad alcuni sintomi fisici. È più probabile che la sindrome di Stendhal si inneschi durante l’osservazione di opere esposte in un ambiente chiuso, circoscritto. Insomma, è più facile sperimentarla innanzi alla Venere di Botticelli, piuttosto che a una statua monumentale collocata in una piazza.

 

 



Quali sono i sintomi della Sindrome di Stendhal

Tachicardia, senso di svenimento, vertigini, giramenti di testa, confusione mentale, euforia incontrollabile, difficoltà respiratorie e persino allucinazioni sono tra i sintomi più comuni che caratterizzano la sindrome di Stendhal. Talvolta si scatenano dei veri e propri attacchi di panico. Le persone sperimentano un forte senso di angoscia e vengono investite di colpo dal malessere, che spesso le costringe ad allontanarsi dall’opera che stavano contemplando estasiate

Chi colpisce la sindrome di Stendhal

Le vittime della sindrome di Stendhal sono i turisti che visitano le città d’arte, come la già citata Firenze o magari Parigi. Curiosamente gli italiani sono meno predisposti a soffrirne; del resto viviamo nella patria dell’arte ed essa è insita nella nostra cultura. Stendahl sperimentò la sindrome che porta il suo nome proprio a Firenze, uscendo dalla Basilica di Santa Croce. Queste le sue parole riportate nel libro “Roma, Napoli e Firenze. Viaggio in Italia da Milano a Reggio: “Là, seduto su un gradino di un inginocchiatoio, la testa abbandonata sul pulpito, per poter guardare il soffitto, le Sibille del Volterrano mi hanno dato forse il piacere più vivo che mai mi abbia fatto la pittura.

 




Ero già in una sorta di estasi, per l’idea di essere a Firenze, vicino a grandi uomini di cui avevo visto le tombe. Assorbito nella contemplazione della sublime bellezza…ho raggiunto il punto in cui si incontrano le sensazioni celestiali date dalle belle arti e i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, avevo le palpitazioni al cuore, quelle che a Berlino chiamano nervi: la vita in me si era inaridita, camminavo col timore di cadere”. Curiosamente, le persone più predisposte a sperimentare la sindrome di Stendahl sono giovani con un elevato livello di istruzione e che viaggiano da soli. Secondo gli esperti la componente del viaggio in luoghi così suggestivi e in grado di scatenare intense emozioni è una leva importante per l’innesco della sindrome.

Le cause della sindrome di Stendhal

Le opere d’arte nascono con l’obiettivo di suscitare emozioni e spesso vengono elaborate dall’artista in un determinato stato emotivo. Esso può trasparire dai colpi di scalpello, dalle pennellate, e comunicare profondamente con lo spettatore, solleticandone le emozioni, i conflitti interiori e la fantasia. Chi è mentalmente predisposto, in particolar modo le persone sensibili e chi viaggia molto con l’immaginazione, può lasciarsi coinvolgere dal turbinio emozionale scatenato dall’opera, fino a far scoccare la sindrome di Stendhal.

 

 




Alla base potrebbe esserci una reazione dei cosiddetti neuroni specchio (quelli che si attivano quando si compie un’azione o si osserva un’altra persona mentre la compie), mediata più o meno volontariamente dall’autore dell’opera. In parole semplici, l’opera trasmette lo stato emotivo dell’autore all’osservatore provocandone un profondo turbamento. Non trattandosi di un disturbo psichiatrico specifico non esistono cure o trattamenti.




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