MOSTRO DI LOCH NESS : SCOPERTI PICCOLI FRAMMENTI DI DNA

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Uno scienziato neozelandese guiderà una squadra internazionale di ricercatori sul lago di Loch Ness, in Scozia, per prelevare campioni delle acque su cui condurre test del DNA per determinare la natura della fauna che lo abita, nella speranza di trovare prove dell’esistenza, o meglio dell’inesistenza del famosissimo mostro di Loch Ness, ribattezzato affettuosamente dagli abitanti del luogo Nessie.

Il professor Gemmell si è mostrato scettico sulla possibilità di risalire al DNA di Nessie ed ha così spiegato il lavoro che andrà ad effettuare con la sua squadra: quando le creature si muovono nell’acqua, lasciano dietro di sé piccoli frammenti di DNA proveniente dalla loro pelle, dalle scaglie o dall’urina. Il team di Neil Gemmell preleverà 300 campioni di acqua da diversi punti intorno al lago e a diverse profondità. I risultati così ottenuti saranno quindi confrontati con un database di specie conosciute ed entro la fine dell’anno si dovrebbero avere delle risposte definitive. “È improbabile che esista un mostro, ma voglio testare questa ipotesi”, ha detto Gemmell.




Un enorme serpente marino? Un plesiosauro, un enorme dinosauro preistorico? Che cosa sia Nessie in realtà non si sa bene. A parte alcune foto sfuocate e più di mille avvistamenti, nessuno è mai riuscito ad avere la prova dell’esistenza del fantomatico abitante solitario del lago nel nord della Scozia.

Il lago di Loch Ness si è formato durante l’ultima glaciazione, 10.000 anni fa. È lungo 37 km, largo circa 1 km e mezzo e profondo ben 240 metri e potrebbe benissimo contenere tutta l’acqua di laghi della Gran Bretagna.




Il primo avvistamento del fantomatico mostro di Loch Ness fu nel 566 d.C.: il monaco irlandese Adamnano di Iona descrive nella sua “Vita Sancti Columbae”, il funerale di un abitante delle coste del lago di Loch Ness, assalito ed ucciso da una “selvaggia bestia marina”, uscita strisciando dalle acque, che San Columba scacciò con le preghiere.
Ma il mito di Nessie comincia davvero solamente nel 1933, quando un uomo, George Spicer raccontò al giornale “The Inverness Courier” di essersi in imbattuto, assieme alla moglie, in un animale che sembrava preistorico, su una strada intorno al lago.
Da quella prima segnalazione in poi, gli avvistamenti si sono moltiplicati. Il più eclatante è quello documentato dalla famosa “foto del chirurgo”, scattata da Robert Kenneth Wilson nei pressi di Invermoriston il 19 aprile 1934. La foto finì in prima pagina con il titolo “Misterioso oggetto nel Loch Ness”. Soltanto nel 1994, la foto fu smascherata dal Centro di Loch Ness come un falso: si trattava infatti di un modellino di sottomarino con testa e coda.




Un altro particolare pseudo-avvistamento si ebbe il 5 gennaio 1934, quando uno studente di nome Arthur Grant affermò di aver quasi investito con la sua motocicletta, di notte, una creatura mentre si avvicinava ad Abriachan, sulla costa nord-orientale. Secondo i suoi racconti, la creatura aveva il collo serpentiforme e gli occhi piccoli e infossati. Successivamente il ragazzo realizzò un disegno della creatura, che esaminato dallo zoologo Maurice Burton, lo portò a dichiarare che poteva benissimo trattarsi di una lontra. Per quanto riguarda le grandi dimensioni, probabilmente Grant potrebbe essersi sbagliato a causa del buio.

 



In varie occasioni dei testimoni hanno dichiarato di avere visto non solo uno, ma più animali insieme. Il guardiacoste Alexander Campbell asserì di aver visto il dorso di tre mostri apparire alla superficie del lago: il primo e il secondo erano nettamente più grandi del terzo. Nel giugno del 1937, due allievi dell’abbazia di Fort August videro tre piccoli mostri, lunghi appena un metro, che sguazzavano nelle acque del lago.
Gli ultimi avvistamenti sono piuttosto recenti: un avvistamento di Nessie è avvenuto a fine agosto 2009, ad opera di Jason Cooke, che per fotografare Nessie ha utilizzato Google Earth (Coordinate: Latitudine 57°12’52.13″N, Longitudine 4°34’14.16″W.)




Innanzi tutto, in molti hanno avanzato l’ipotesi che il mostro di Loch Ness potrebbe addirittura essere un esemplare di plesiosauro o di elasmosauro, rettili marini preistorici, molto simili ai dinosauri, sopravvissuti in qualche modo all’estinzione. Se per assurdo provassimo a dare per buona questa ipotesi, per sopravvivere oltre 70 milioni di anni una creatura preistorica avrebbe dovuto riprodursi continuamente e quindi si sarebbe dovuta avvistare un’intera colonia di creature o quanto meno le ossa e i resti degli esemplari deceduti. Di tutto ciò non vi è traccia. I più temerari hanno affermato che potrebbe esistere una galleria sotterranea che collegherebbe il lago di Loch Ness con il Mare del Nord; ciò potrebbe giustificare la mancanza di resti, la scarsità degli avvistamenti che, per un esemplare descritto come enorme, è molto strana e anche il dubbio circa la scarsezza di risorse alimentari che un lago relativamente piccolo potrebbe riservare a dei predatori delle dimensioni del presunto Nessie.

Un’altra teoria è che il mostro sia in realtà uno storione o un pesce gatto gigante.
È anche vero che la zona ha ritrovato una certa fioritura economica soprattutto grazie alla moltiplicazione degli avvistamenti e al conseguente turismo, che ha spinto ad una crescita esponenziale di leggende e speculazioni.
Sfatare definitivamente il mito di una creatura così leggendaria non sarà affatto semplice per il professor Neil Gemmell dell’Università di Otago. Resisterà il timido Nessie al progresso tecnologico e scientifico?




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