IL SEGRETO DEI FUOCHI FATUI

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Vi è mai capitato di restare chiusi in un cimitero di notte? Sarebbe un’esperienza interessante, soprattutto per riuscire a vedere i fuochi fatui. Piccole fiammelle luminose, di colore azzurrino-verdastro che se rincorse fuggono via.
Da sempre hanno acceso l’immaginazione di tutti coloro che si sono ritrovati a seguirli. Li ritroviamo in moltissime culture, dal nord Europa all’estremo oriente.
Nelle popolazioni più antiche la presenza dei fuochi fatui vicino ai luoghi di sepoltura era considerata la manifestazione dell’anima che abbandona il corpo ormai privo di vita. Ad esempio tra gli antichi egizi era forte la credenza che i fuochi fatui fossero le anime luminose dei defunti e più in vita erano stati buoni, più le loro anime splendeva.

 




I fuochi fatui appaiono anche nei boschi, vicino a paludi e stagni.
Nell’Europa centrale queste manifestazioni vengono associati a fate, spiritelli o fantasmi che spingono i viaggiatori fuori dal sentiero. O anche ai bambini non battezzati o nati morti, che sono costretti a restare per sempre in una specie di limbo e cercano di condurre chi li osserva verso l’acqua proprio nella speranza di ricevere il battesimo.

In Finlandia invece si narra che conducano a dei tesori nascosti. Mentre in Irlanda i fuochi vengono ricollegati alla leggenda di “Jack-O’-Lantern”, un ubriacone irlandese che, una volta morto, venne rifiutato sia dal paradiso che dall’inferno per via dei troppi peccati e per aver ingannato più volte il diavolo, così fu costretto a vagare per sempre con solo una piccola lanterna.




In Asia ci sono molte tradizioni legate ai fuochi fatui, come ad esempio in Giappone, dove vengono chiamati “Hitodama” in riferimento all’anima di chi è da poco morto o “Onibi” con accezione negativa, che significa “fuochi demoniaci” e sono proprio la manifestazione di esseri soprannaturali che spingono i viaggiatori a cambiare sentiero per seguirli, perdendosi nel bosco.

Molti scienziati hanno provato a dare una spiegazione scientifica ai fuochi fatui. Il primo fu Alessandro Volta nel 1776, che attribuì la loro natura all’interazione tra fulmini e i gas delle paludi.

Più recentemente si è scoperto che probabilmente si tratta della reazione di alcune sostanze, come la fosfina, il difosfano e il metano, in gran quantità nelle sostanze organiche in decomposizione, che a contatto con l’ossigeno bruciano formando quella particolare luminescenza.
Ma alcuni test in laboratorio che avevano lo scopo di ricreare i fuochi fatui sono stati deludenti: infatti riproducendo il processo chimico che sta alla base dei fuochi fatui si sviluppavano anche molto fumo e un particolare odore acre. Mentre le testimonianze non raccontano di fumo o odori strani.




Potremmo anche essere vicini a capire il meccanismo per cui questi fuochi si sviluppano, ma la scienza potrà mai spiegare cosa rappresentano?

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